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Storia di Galliate
La storia di Galliate ha radici profonde e antiche
La storia di Galliate e del suo antico legame con Novara
Andiamo a scoprire la storia di Galliate attraverso i secoli, un racconto che si intreccia profondamente anche con la storia di Novara e del Piemonte orientale.
Oggi la città di Galliate è una comunità dinamica e accogliente che conta circa 15.750 abitanti. Ma per comprendere l’identità di questo territorio, è fondamentale ripercorrere gli eventi storici che l’hanno plasmato, dalle sue radici più antiche fino ai giorni nostri.
I primi insediamenti e le origini celtiche di Galliate
La storia di Galliate ha radici profonde e antiche. Abitato fin dall’età del Ferro da popolazioni liguri, il territorio accolse gli insediamenti dei Celti Vertamocori, lo stesso popolo a cui lo storico Plinio il Vecchio attribuisce la fondazione della vicina Novara.
Le prove di questo antico passato provengono dalle necropoli scoperte nelle brughiere vicino al Ticino. Reperti, tra cui un’urna funeraria del X secolo a.C., confermano l’esistenza di una comunità stabile che prosperava grazie alla sua posizione strategica lungo le rotte commerciali tra Etruria e il mondo celtico.
Questa vitalità del territorio ne garantirà l’occupazione continua fino all’epoca romana.
Lo sviluppo di Galliate durante l’epoca romana
Dopo il collasso della cultura di Golasecca nel IV secolo a.C., dovuto all’arrivo dei Galli transalpini, i Romani iniziarono a interessarsi alla Cisalpina, fondando colonie e attuando la centuriazione del territorio, cioè la suddivisione agraria in lotti regolari.
Ancora una volta, il fiume Ticino fu un elemento strategico per gli insediamenti, sia per la fertilità delle terre che per la navigabilità e i collegamenti commerciali.
A Galliate, ci sono testimonianze indirette della sua integrazione nel sistema romano: in regione Scaglia, ad esempio, è documentata la presenza di una strada che ricalcava un antico percorso romano, probabilmente un tratto del cardo maximus.
Il medioevo: la costruzione dei castelli di Galliate e i conflitti
Il crollo dell’Impero Romano aprì un’era di incertezza, segnata da eventi storici spesso turbolenti. È in questo periodo, che il toponimo Galeatum compare per la prima volta in un documento dell’840 d.C., una testimonianza scritta dell’esistenza di Galliate.
La fase più critica arrivò con le scorrerie degli Ungari nella pianura Padana, che spinsero gli abitanti a cercare protezione. È in questo contesto che, nel 911, re Berengario I concesse ad alcuni uomini di Galliate e del vicino villaggio di Berconate il permesso di edificare un castrum. Nasceva così il primo castello, un rifugio fondamentale per la comunità.
Lo scontro tra Galliate vecchio e Galliate nuovo
Alla fine dell’XI secolo, le terre di Galliate erano contese e divise: esistevano due villaggi e due castelli, legati a vescovi rivali. Galliate vecchio era sotto l’influenza del Vescovo di Novara, mentre Galliate nuovo dipendeva dal Vescovo di Milano.
Questa divisione riflette la posizione strategica della città, al confine tra le sfere d’influenza di due potenti città, Novara e Milano, un fattore che segnerà profondamente la sua storia.
Il controllo di un’area così ambita tra Novara e Galliate fu spesso al centro di aspre contese. Nel 1154, l’imperatore Federico Barbarossa, alleato di Novara e nemico di Milano, intervenne distruggendo il castello di Galliate nuovo che, tuttavia, fu presto ricostruito.
L’ascesa dei Visconti e degli Sforza
Tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, Galliate si proclamò libero Comune, cercando una propria autonomia nonostante le continue pressioni esterne. Tuttavia, l’influenza di Milano, rimase forte. Lo sviluppo di Galliate proseguì sotto il dominio dei Visconti e, successivamente, degli Sforza.
Galeazzo Maria Sforza decise di scegliere il Castello di Galliate come sua seconda residenza ufficiale. Allo scopo di adattare la vecchia fortezza viscontea alle nuove esigenze della corte ducale a partire dal 1476, incaricò gli architetti milanesi Ambrogio Ferrari e Danese Mainerio di ristrutturare e ingrandire l’edificio che ammiriamo ancora oggi, una fortezza pensata non solo per la difesa ma anche come prestigiosa residenza signorile.
L’età moderna e le grandi opere che plasmarono il territorio
Nei secoli successivi, la città seguì le sorti del Ducato di Milano, passando sotto il dominio spagnolo e poi austriaco. Con il Trattato di Aquisgrana del 1748, Galliate, insieme a tutto il Novarese, passò sotto il dominio dei Savoia e del Regno di Sardegna. Questo segnò un cambiamento politico significativo per la regione.
Successivamente, durante il XIX secolo, con l’avvento di Napoleone, Galliate venne assegnata all’amministrazione del distretto di Novara.
La costruzione del Canale Cavour
Il XIX secolo fu un periodo di trasformazioni epocali, destinate a cambiare per sempre il volto e l’economia galliatese. L’opera più imponente fu senza dubbio la costruzione del Canale Cavour fino a Galliate.
Sebbene il progetto porti il nome del celebre statista Camillo Benso, fu grazie alla tenacia di Quintino Sella, allora Ministro delle Finanze del Regno d’Italia, che l’opera fu realizzata. Lungo 83 km (da Chivasso a Galliate), fu inaugurato nel 1866. Il canale rivoluzionò l’agricoltura, trasformando le aride brughiere in terreni irrigui e garantendo un approvvigionamento idrico costante, soprattutto nei mesi estivi.
La realizzazione della ferrovia di Galliate
Poco dopo, un’altra infrastruttura si rivelò decisiva: la ferrovia Galliate–Novara. Inaugurata nel 1887, facilitò i collegamenti tra la città e i mercati lombardi e piemontesi. La sua realizzazione gettò le basi per la futura crescita economica di Galliate, rendendo più semplice e veloce il trasporto di merci e persone.
Il ponte sul Ticino, tra Galliate e Turbigo sulla linea Novara-Seregno, fu completato nel 1886, permettendo il transito del primo treno nel 1887. Danneggiato durante la guerra nel 1944, fu ricostruito e riaperto nel 1953.
Lo sviluppo industriale della città nel Novecento
L’arrivo del Canale Cavour e della ferrovia non furono eventi isolati, ma fattori fondamentali che crearono le condizioni favorevoli per la successiva industrializzazione tessile. Fornirono, infatti, acqua, energia e una logistica efficiente. Il Novecento vide così il compimento dello sviluppo industriale di Galliate.
Accanto a un’agricoltura modernizzata, sorsero importanti opifici nei settori tessile e metalmeccanico, che attirarono manodopera e contribuirono a un significativo aumento demografico.
Personalità illustri di Galliate: tra motori e arte
Nel tessuto sociale e culturale di Galliate si sono distinti personaggi che hanno raggiunto fama internazionale. Tra questi, è impossibile non citare Achille Varzi (1904-1948), leggendario pilota automobilistico e rivale di Tazio Nuvolari, le cui imprese sono celebrate nel museo a lui dedicato all’interno del castello.
Nel campo dell’arte, spicca la figura di Angelo Bozzola (1921-2010), pittore e scultore che fu un importante esponente del Movimento Arte Concreta. La visita alla Fondazione Angelo Bozzola, dove sono raccolte circa 2000 opere, offre la possibilità di conoscere l’opera dell’artista.
Un personaggio unico che ha lasciato un segno nell’immaginario collettivo è Giuseppe Bignoli, meglio conosciuto come il Nano Bagonghi (1892-1939), Affetto da nanismo (altezza 75 cm), divenne una stella del circo di fama mondiale, esibendosi come il più piccolo cavallerizzo del mondo nei maggiori circhi d’Europa e d’America, incluso il Barnum & Bailey.
In campo economico spicca la figura di Francesco Peroni nato a Galliate nel 1818 che da oste e bottigliaio, grazie all’intuito e all’intraprendenza, inventò la celebre birra che porta il suo nome.
Identità locale: dialetto, tradizioni e rioni storici
Oggi, l’identità di Galliate è un prezioso mosaico di storia e modernità. Le tradizioni locali, insieme alle attrazioni storico-culturali, sono custodite e valorizzate con passione.
Il dialetto galliatese è una variante del lombardo occidentale con influenze piemontesi. È ancora vivo e promosso da associazioni culturali che ne preservano la memoria, come il Gruppo Dialettale Galliatese ODV.
Le tradizioni locali di Galliate si esprimono con vivacità in numerosi eventi e sagre. Tra le principali, organizzate spesso dalla Pro Loco in collaborazione con i Rioni, ci sono il Carnevale, la Festa della Trebbiatura, il “Settembre Galliatese e la Serata degli amici del dialetto. Questi eventi rafforzano il senso di comunità e sono il tessuto connettivo della vita galliatese.
La cultura di Galliate si assapora anche attraverso i suoi prodotti tipici. Tra questi spiccano la Paniscia un risotto speciale arricchito con il salam d’ la duja un insaccato tipico della zona, il Gramolino, un dolce tradizionale, il “Baragiêu da Gajà”, un vino rosso locale prodotto a livello amatoriale, e il Pan meliga, un pane povero fatto di farina di frumento e mais, la focaccia con l’uva
I rioni storici di Galliate: tradizioni secolari e comunità
La vitalità della comunità galliatese è testimoniata anche dai suoi rioni storici. Questi non sono solo divisioni geografiche, ma centri di aggregazione che mantengono vive usanze secolari e un forte senso di appartenenza con sagre e feste rionali.

Rione di Bornate
Il Rione Bornate, o Burnà, il cui nome potrebbe derivare da Berconate, un antico villaggio, è un rione antico che vanta la presenza del Castello Sforzesco. La Cittadella al suo interno suggerisce un nucleo primitivo fortificato.
Qui sorge la chiesa rionale di San Giuseppe, che include la cappella quattrocentesca della Madonna della Neve, uno dei monumenti più antichi di Galliate. I suoi colori sono blu e rosso.
Rione Missanghera
Il Rione Missanghera (Zanghèra) è tradizionalmente ritenuto il più antico, dove si sarebbe formato il primo nucleo di Galliate Nuovo.
Il nome, attestato già nel 1090 come “de Vuizingaria”, potrebbe significare “strada soggetta a pedaggio” o ricordare l’invasione degli Ungari. Il monumento a San Gaudenzio (1758) commemora la protezione del rione dalla peste del 1639. I suoi colori sono bianco e rosso.
Rione Porta Nuova e rione Porta San Pietro
Due dei rioni storici di Galliate, Porta Nuova e Porta San Pietro, portano nel loro nome l’eredità delle antiche porte che un tempo definivano gli accessi al borgo fortificato.
Porta Nuova (Portanòva) si trovava sulla strategica via per Novara e Milano, e il suo nome testimonia la presenza di un perimetro fortificato intorno al borgo. Negli anni, ha assorbito anche l’ex Rione Borgo. I suoi colori sono bianco e arancione.
Porta San Pietro (Portasinpè), invece, deve la sua identità alla vicinanza con la chiesa parrocchiale di Galliate e indicava probabilmente un varco verso le aree rurali. I suoi colori sono bianco e verde.
Anche se le antiche porte non sono più visibili, la loro memoria è impressa nel tracciato delle vie e nello spirito di questi rioni.






